Sabato pomeriggio, Stadio San Nicola. Io che guardo la partita dagli spalti mentre il sole è tiepido sulla nuca. L' autostrada nella tarda luce, con gli oleandri e gli ulivi che si avvicendano nei campi mentre guardo dal finestrino.
Un martini bianco alla sera, con un cubetto di ghiaccio e le risate dei miei amici attorno.
Controllare se c'è ancora la grande barca a vela ormeggiata nel porto.
Passeggiare alle due di notte mentre la città non è ancora del tutto deserta, nella quiete mi sento sicura e potrei essere qui anche da sola.
Attraversare le bancarelle del mercato del martedì e fare la spesa.
Seduta nell'auto rossa di Paola, con la pizzica a volume alto ed i finestrini abbassati mentre lei guida felice e noi ci godiamo il momento.
Avrò fatto nella mia vita queste cose almeno un milione di volte, e se mi chiedo cos'è casa, mi rispondo così.
mercoledì 30 aprile 2008
mercoledì 23 aprile 2008
Il senso dei cinque sensi
Sulla strada verso casa, in autobus, distrutta da una giornata di lavoro.
Ovvio che amo il secondo piano, e mi godo Piccadilly Circus, da qualche settimana ormai senza il mitico Burger King, storico punto di incontro del sabato sera per tutti noi italiani in trasferta.
C'è un clima ragionevolmente mite, e mentre la testa comincia a ciondolarmi al ritmo delle sospensioni del bus, un campanello mi suona dentro, ricordandomi di quando vedevo le persone addormentarsi nel bus di pomeriggio, e di come mi sembrassero immensamente stanche e sfatte.
Apro gli occhi di scatto, mentre la mia mente mette a fuoco la faccia amichevole del cliente italiano che abbiamo ospite in hotel. Si è fermato a parlare con me per quasi mezz'ora, oggi pomeriggio. E' qui per accompagnare una delegazione russa in visita a Londra, organizza viaggi per gente facoltosa. Vero o no quel che dice, mi colpisce parlandomi di quanto possa essere interessante la mia situazione, lì, al desk, con tanta gente che mi passa di fronte e tanti rapporti umani da intessere.
Dice che nei miei occhi vede la curiosità di chi è interessato al prossimo, e che come una spugna sto assorbendo conoscenze, che presto è sicuro arriverà il momento in cui sarò pronta a rivendermi tutto quello che ho appreso fino ad ora.
Mi chiedo se legga anche la mia inquietudine nei miei occhi, oltre che alla mia curiosità.
Mi dice che devo focalizzarmi su me stessa, proiettare tutti i miei gesti in una prospettiva più ampia, immaginare le conseguenze e crederci. Non solo sperarci, ma crederci.
Che per le persone proattive le belle occasioni si palesano sempre, basta avere i cinque sensi pronti, sintonizzati, in una parola, basta essere svegli........
Essere svegli.........Persa in questi pensieri, la testa appoggiata al finestrino, la rosa che mi scivola tra le mani, faccio appena in tempo ad accorgermi che la mia fermata è arrivata, e che i miei occhi erano di nuovo chiusi.
Ovvio che amo il secondo piano, e mi godo Piccadilly Circus, da qualche settimana ormai senza il mitico Burger King, storico punto di incontro del sabato sera per tutti noi italiani in trasferta.
C'è un clima ragionevolmente mite, e mentre la testa comincia a ciondolarmi al ritmo delle sospensioni del bus, un campanello mi suona dentro, ricordandomi di quando vedevo le persone addormentarsi nel bus di pomeriggio, e di come mi sembrassero immensamente stanche e sfatte.
Apro gli occhi di scatto, mentre la mia mente mette a fuoco la faccia amichevole del cliente italiano che abbiamo ospite in hotel. Si è fermato a parlare con me per quasi mezz'ora, oggi pomeriggio. E' qui per accompagnare una delegazione russa in visita a Londra, organizza viaggi per gente facoltosa. Vero o no quel che dice, mi colpisce parlandomi di quanto possa essere interessante la mia situazione, lì, al desk, con tanta gente che mi passa di fronte e tanti rapporti umani da intessere.
Dice che nei miei occhi vede la curiosità di chi è interessato al prossimo, e che come una spugna sto assorbendo conoscenze, che presto è sicuro arriverà il momento in cui sarò pronta a rivendermi tutto quello che ho appreso fino ad ora.
Mi chiedo se legga anche la mia inquietudine nei miei occhi, oltre che alla mia curiosità.
Mi dice che devo focalizzarmi su me stessa, proiettare tutti i miei gesti in una prospettiva più ampia, immaginare le conseguenze e crederci. Non solo sperarci, ma crederci.
Che per le persone proattive le belle occasioni si palesano sempre, basta avere i cinque sensi pronti, sintonizzati, in una parola, basta essere svegli........
Essere svegli.........Persa in questi pensieri, la testa appoggiata al finestrino, la rosa che mi scivola tra le mani, faccio appena in tempo ad accorgermi che la mia fermata è arrivata, e che i miei occhi erano di nuovo chiusi.
lunedì 21 aprile 2008
Primavera a Londra
Sono le otto di sera, scendo dall'autobus con lo zaino della palestra sulle spalle.
La mia fermata è subito dopo il ponte, vicina al lungofiume.
L'aria è dolce, certo ancora un po' frizzante, e decido di fare un giro. Qui c'è ancora luce per via della latitudine, e mi godrò il primo tramonto di primavera dell'anno.
Tardivo....ma pur sempre un tramonto da lasciarti a bocca aperta.
Il cielo ha nubi sfilacciate che oscillano tra il grigio ed il rosa, e l'impiantito ha tutt'altro colore stasera; mi appoggio al muretto, e guardo giù verso la corrente.
C'è un battello ancorato, con la scritta London Tours un po' scolorita nel blu della vernice, una papera nuota a fatica controcorrente, è strano che sia lì dove il fiume si fa grande e inconfortevole.
Di fronte la House of Parliament, con le luci appena accese nella luce del giorno che va via. Il Big Ben suona morbidamente le otto e un quarto, mentre cammino sotto un albero dai fiori bianchi. Strappo un paio di fiori da un ramo, e li appunto all'asola del mio cappotto, mentre l'aria mi punge ancora un po' il naso.
E' un momento bellissimo, col sottofondo costante del fiume che scorre e quello veloce di una bicicletta che passa.
Non penso a nessuno, non voglio che nessuno sia qui per condividerlo con me. Ed è una gran conquista.
Mi ritrovo a pensare alla frase di quella canzone....
"Sono passati quei momenti, quando uno sguardo provocava turbamenti..."
E mi volto, sulla via di casa, mentre le campate del ponte diventano ancora più belle per la luce soffusa.
La mia fermata è subito dopo il ponte, vicina al lungofiume.
L'aria è dolce, certo ancora un po' frizzante, e decido di fare un giro. Qui c'è ancora luce per via della latitudine, e mi godrò il primo tramonto di primavera dell'anno.
Tardivo....ma pur sempre un tramonto da lasciarti a bocca aperta.
Il cielo ha nubi sfilacciate che oscillano tra il grigio ed il rosa, e l'impiantito ha tutt'altro colore stasera; mi appoggio al muretto, e guardo giù verso la corrente.
C'è un battello ancorato, con la scritta London Tours un po' scolorita nel blu della vernice, una papera nuota a fatica controcorrente, è strano che sia lì dove il fiume si fa grande e inconfortevole.
Di fronte la House of Parliament, con le luci appena accese nella luce del giorno che va via. Il Big Ben suona morbidamente le otto e un quarto, mentre cammino sotto un albero dai fiori bianchi. Strappo un paio di fiori da un ramo, e li appunto all'asola del mio cappotto, mentre l'aria mi punge ancora un po' il naso.
E' un momento bellissimo, col sottofondo costante del fiume che scorre e quello veloce di una bicicletta che passa.
Non penso a nessuno, non voglio che nessuno sia qui per condividerlo con me. Ed è una gran conquista.
Mi ritrovo a pensare alla frase di quella canzone....
"Sono passati quei momenti, quando uno sguardo provocava turbamenti..."
E mi volto, sulla via di casa, mentre le campate del ponte diventano ancora più belle per la luce soffusa.
venerdì 11 aprile 2008
Vacanze Romane (in miniatura)
Amo i cambi di programma.
Innanzitutto perchè vuol dire che prima dell'imprevisto c'era qualcosa di organizzato. E poi perchè, in fondo, non me ne viene a male che qualcosa si scompigli ancora, nella mia vita.
E ieri sono stata a Roma.
Roma è la città del mio amore, nel senso che l'ultima volta che ho amato qualcuno e sono stata ricambiata, era lì. Se fossi ancora lì, probabilmente ci ameremmo ancora. Mi risulta sempre un po' difficile attraversare le strade dal traffico pazzo di motorini e sanpietrini e non sentire la sua mano che mi cerca. O prendere i mezzi schiacciata contro qualcuno che non conosco, invece che contro la sua familiare mole.
Amavo i suoi capelli ricci e rossicci, che me lo rendevano riconoscibile in mezzo alla folla di Via del Corso nei pomeriggi affollati; il suo modo di guardarmi svagato e daltonico.
Litigavamo sempre alle mostre per la sua mania di volermi spiegare tutto sulle linee guida.
Questa volta sono qui con Anna, insieme ridiamo di noi e del mondo come al solito davanti ad un ginger ale e pizzette. Le parlo di Aideen e di Diego, di Daniele, Elisa e Shanell, tentando di farle immaginare il mio mondo. Le descrivo Luca e i concierges, insomma, abbatto le distanze con tante parole ed un po' di immaginazione da parte sua.
Prendiamo l'autobus maledicendo il manto stradale ed i nostri problemi alla schiena, ci ritroviamo in un'osteria romana a far finta di essere a dieta per essere sfidate dai camerieri con porzioni doppie alla faccia nostra.
E concludiamo la serata al solito, con le chiacchiere fuffe a luci spente mezze addormentate, col sorriso e l'occhio lucido. L' horror vacui ci impedisce di finire di parlare con una frase di senso compiuto, ed invece di Buonanotte io dico che devo soffiarmi il naso, lei dice che fa un po' freddo. Io mi soffio il naso, lei si copre, e crolliamo.
Il giorno dopo avrò questo appuntamento di lavoro, cinque ore di treno, e tante altre storie da raccontare.
Innanzitutto perchè vuol dire che prima dell'imprevisto c'era qualcosa di organizzato. E poi perchè, in fondo, non me ne viene a male che qualcosa si scompigli ancora, nella mia vita.
E ieri sono stata a Roma.
Roma è la città del mio amore, nel senso che l'ultima volta che ho amato qualcuno e sono stata ricambiata, era lì. Se fossi ancora lì, probabilmente ci ameremmo ancora. Mi risulta sempre un po' difficile attraversare le strade dal traffico pazzo di motorini e sanpietrini e non sentire la sua mano che mi cerca. O prendere i mezzi schiacciata contro qualcuno che non conosco, invece che contro la sua familiare mole.
Amavo i suoi capelli ricci e rossicci, che me lo rendevano riconoscibile in mezzo alla folla di Via del Corso nei pomeriggi affollati; il suo modo di guardarmi svagato e daltonico.
Litigavamo sempre alle mostre per la sua mania di volermi spiegare tutto sulle linee guida.
Questa volta sono qui con Anna, insieme ridiamo di noi e del mondo come al solito davanti ad un ginger ale e pizzette. Le parlo di Aideen e di Diego, di Daniele, Elisa e Shanell, tentando di farle immaginare il mio mondo. Le descrivo Luca e i concierges, insomma, abbatto le distanze con tante parole ed un po' di immaginazione da parte sua.
Prendiamo l'autobus maledicendo il manto stradale ed i nostri problemi alla schiena, ci ritroviamo in un'osteria romana a far finta di essere a dieta per essere sfidate dai camerieri con porzioni doppie alla faccia nostra.
E concludiamo la serata al solito, con le chiacchiere fuffe a luci spente mezze addormentate, col sorriso e l'occhio lucido. L' horror vacui ci impedisce di finire di parlare con una frase di senso compiuto, ed invece di Buonanotte io dico che devo soffiarmi il naso, lei dice che fa un po' freddo. Io mi soffio il naso, lei si copre, e crolliamo.
Il giorno dopo avrò questo appuntamento di lavoro, cinque ore di treno, e tante altre storie da raccontare.
lunedì 7 aprile 2008
L'inutilità degli strumenti, l'utilità del tempo (e come Proust nel frattempo mangio le Madeleines)
E' strano, come tutto alla fine si cancelli così velocemente.
Cercavo nel mio pc del materiale, magari degli scorsi mesi, qualcosa che avessi scritto a proposito della mia sofferenza, per postarlo e magari ri-commentarlo alla nuova luce.
Ed invece, ho scoperto che nella prospettiva del dolore non ho scritto assolutamente nulla.
Stavo male, e basta. Male per una persona che, in fondo, non ho conosciuto davvero. Male perchè mi è stata rifiutata anche la possibilità per avere gli strumenti e conoscerlo meglio.
La mente e l'idea che mi ero creata hanno fatto il resto...
Non ho l'ho cercato dopo che non mi ha voluta più con sè. O meglio, l'ho fatto solo una volta, ottenendo conferme che avrei dovuto saper leggere.
E' strano, come tutto alla fine diventi una questione di strumenti, e come a volte ci impuntiamo su noi stessi, fieri di non saper utilizzare questi strumenti, paurosi di un'addizione a mani nude. Orgogliosi della nostra cecità perchè convinti che l'importante sia altrove e non nella matematica deduzione di un mancato interesse nei nostri confronti.
Si volta pagina, ed il più delle volte grazie al tempo, e non ai famigerati strumenti che eppure lo suggerivano già.
Cercavo nel mio pc del materiale, magari degli scorsi mesi, qualcosa che avessi scritto a proposito della mia sofferenza, per postarlo e magari ri-commentarlo alla nuova luce.
Ed invece, ho scoperto che nella prospettiva del dolore non ho scritto assolutamente nulla.
Stavo male, e basta. Male per una persona che, in fondo, non ho conosciuto davvero. Male perchè mi è stata rifiutata anche la possibilità per avere gli strumenti e conoscerlo meglio.
La mente e l'idea che mi ero creata hanno fatto il resto...
Non ho l'ho cercato dopo che non mi ha voluta più con sè. O meglio, l'ho fatto solo una volta, ottenendo conferme che avrei dovuto saper leggere.
E' strano, come tutto alla fine diventi una questione di strumenti, e come a volte ci impuntiamo su noi stessi, fieri di non saper utilizzare questi strumenti, paurosi di un'addizione a mani nude. Orgogliosi della nostra cecità perchè convinti che l'importante sia altrove e non nella matematica deduzione di un mancato interesse nei nostri confronti.
Si volta pagina, ed il più delle volte grazie al tempo, e non ai famigerati strumenti che eppure lo suggerivano già.
Cose che forse è necessario sapere di me
Andy Warhol si descriveva con la pelle da marziano, i capelli albini, orecchie a banana (spero non quella dei Velvet Underground) e mani interessanti: forse più di tutti i suoi quadri, questa sua descrizione è perfettamente calzante. Lo immagini giovane, vecchio, in punto di morte con il torace suturato o in giubbotto di pelle ed occhiali da sole... lo immagini punto e basta.
Ho i piedi piccoli, le gambe lunghe, scapole ossute e denti inferiori storti. Un occhio miope, capelli folti e lunghi. Odio avere i piedi bagnati e le labbra secche. Mi piaccio anche se non sono indulgente con me stessa. Amo gli occhiali da sole grandi, gli orecchini lunghi, il gelsomino. Sono allergica.
Se penso a questa descrizione mi immagino completamente diversa, ma in fondo, si sa, non sono brava come Andy Warhol.
Ho i piedi piccoli, le gambe lunghe, scapole ossute e denti inferiori storti. Un occhio miope, capelli folti e lunghi. Odio avere i piedi bagnati e le labbra secche. Mi piaccio anche se non sono indulgente con me stessa. Amo gli occhiali da sole grandi, gli orecchini lunghi, il gelsomino. Sono allergica.
Se penso a questa descrizione mi immagino completamente diversa, ma in fondo, si sa, non sono brava come Andy Warhol.
domenica 6 aprile 2008
E vediamo se ho ancora qualcosa da dire
Già, vediamo se dopo tutto questo tempo ho ancora qualcosa da raccontare... Raccolgo la sfida a me stessa e ricaccio indietro la timidezza (perchè, in fondo, è più facile essere letti da chi non conosci piuttosto che dai tuoi amici, no?).
Allora buona lettura a tutti e vediamo un po' come va!!
Allora buona lettura a tutti e vediamo un po' come va!!
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