lunedì 7 aprile 2008

L'inutilità degli strumenti, l'utilità del tempo (e come Proust nel frattempo mangio le Madeleines)

E' strano, come tutto alla fine si cancelli così velocemente.
Cercavo nel mio pc del materiale, magari degli scorsi mesi, qualcosa che avessi scritto a proposito della mia sofferenza, per postarlo e magari ri-commentarlo alla nuova luce.
Ed invece, ho scoperto che nella prospettiva del dolore non ho scritto assolutamente nulla.

Stavo male, e basta. Male per una persona che, in fondo, non ho conosciuto davvero. Male perchè mi è stata rifiutata anche la possibilità per avere gli strumenti e conoscerlo meglio.
La mente e l'idea che mi ero creata hanno fatto il resto...
Non ho l'ho cercato dopo che non mi ha voluta più con sè. O meglio, l'ho fatto solo una volta, ottenendo conferme che avrei dovuto saper leggere.

E' strano, come tutto alla fine diventi una questione di strumenti, e come a volte ci impuntiamo su noi stessi, fieri di non saper utilizzare questi strumenti, paurosi di un'addizione a mani nude. Orgogliosi della nostra cecità perchè convinti che l'importante sia altrove e non nella matematica deduzione di un mancato interesse nei nostri confronti.

Si volta pagina, ed il più delle volte grazie al tempo, e non ai famigerati strumenti che eppure lo suggerivano già.

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